07/02/2019

Chi ha paura del biologico?

Interessi potenti remano contro il biologico in una scelta di parte.

 

Attualmente è in fase di discussione al Senato la proposta di legge in tema di sviluppo e di tutela dell’agricoltura biologica (Ddl n. 988 – “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”). La proposta è già stata approvata dalla Camera lo scorso 11 dicembre con una larga maggioranza. Tuttavia un gruppo di docenti e di esperti ha espresso contrarietà nei confronti di questa proposta di legge e del biologico in generale.

Questo gruppo di cui fanno parte la senatrice Cattaneo, un gruppo di docenti e i loro assistenti, e altre figure professionali tra cui agricoltori convenzionali, consulenti, architetti e agenti di commercio, critica e accusa fortemente l’agricoltura biologica, ritenendola una risposta inadeguata alle sempre più incalzanti richieste di una società più sostenibile.

Le critiche mosse concernono diversi aspetti: si accusa questo sistema di avere una resa nettamente inferiore rispetto al convenzionale, di impiegare pesticidi a base di rame  pericolosi sia per l’uomo che per l’ambiente, si critica la poca fertilità dei suoi suoli e le eccessive emissioni di anidride carbonica che esso comporta, viene denigrato per mancanza di innovazione e ritenuto inadeguato a sopperire da solo al problema della fame nel mondo. Queste le principali affermazioni di coloro che si schierano contro il biologico che stanno cercando di bloccare se non addirittura di far ritirare la proposta di legge.

La contro-risposta di chi invece appoggia questa legge non ha tardato ad arrivare: una rete di docenti ed esperti che difende e sostiene l’agricoltura biologica ha infatti ribattuto alle critiche con un documento intitolato “Contributi di approfondimento scientifico sull’agricoltura biologica da parte del Gruppo di docenti per la Libertà della Scienza” in cui spiega le ragioni per cui è a favore di questo sistema. Nel documento vengono riprese punto per punto le principali critiche che vengono smentite attraverso chiarimenti e spiegazioni. Il documento è aperto alla sottoscrizione di chiunque lo condivida.

Questa ostilità nei confronti del biologico, come sostiene Francesco Sottile di Slow Food Italia, “sembra venire da coloro che si sentono minacciati da questo sistema, ovvero da coloro che continuano a sostenere e difendere quel modello industriale che si mostra oggi sempre più ingiustificabile”.

Fonte:

 

Clicca qui per leggere il documento “Contributi di approfondimento scientifico sull’agricoltura biologica da parte del Gruppo di docenti per la Libertà della Scienza”

Chi fosse interessato alla sua sottoscrizione può inviare una email all’indirizzo paolo.barberi@santannapisa.it indicando nel testo <<aderisco al documento “Contributi di approfondimento scientifico sull’agricoltura biologica da parte del Gruppo di docenti per la Libertà della Scienza” >> e specificando il proprio titolo di studio/qualifica professionale.

 

Qui sotto proponiamo un estratto del documento, riportando le principali critiche mosse contro il biologico e le contro-risposte con relative argomentazioni.

 

1.  “L’agricoltura biologica ha una resa inferiore, fino al 50% o al 75% in meno, rispetto al convenzionale”

L’agricoltura biologica ha una resa inferiore rispetto al convenzionale, tuttavia la locuzione “fino al 50% o al 75% in meno” è piuttosto ambigua. Secondo una recente ricerca la diminuzione della produttività ad ettaro in seguito all’adozione dell’agricoltura biologica è stimabile in una misura compresa tra l’8% e il 25% (Muller et al., 2017). In ogni caso, la scarsa resa passa in secondo piano se si considera il motivo principale per cui si sceglie di fare agricoltura biologica, e cioè il suo basso impatto ambientale e sostenibilità nel lungo periodo.

 

2.   “L’utilizzo del rame in agricoltura biologica è pericoloso per l’ambiente e per l’uomo”

L’utilizzo del rame in agricoltura biologica ha un impatto sull’ambiente essendo che la sua presenza resta nel suolo per tempi indefiniti, tuttavia la Commissione Europea ha fissato un limite massimo di 6kg/ha l’anno, che scenderà a 4 kg/ha l’anno a partire dal 1 febbraio 2019.

Per quanto riguarda la salute dell’uomo, i prodotti a base di rame sono molto meno pericolosi di quelli chimici in quanto le loro sostanze rimangono all’esterno del frutto (o della verdura), cioè sulla buccia, e in ogni caso basta un semplice lavaggio per eliminarle. I prodotti chimici invece penetrano nel frutto fino alle parti interne. In aggiunta, alcuni dei principi presenti nei pesticidi chimici sono stati ritenuti cancerogeni, non è questo il caso del rame.

 

3.   “I suoli coltivati con il metodo biologico sono meno fertili”

I suoli coltivati con metodo biologico risultano meno fertili se si prendono in considerazione periodi di osservazione brevi. In agricoltura biologica, infatti, sono necessari tempi lunghi (circa otto/dieci anni) per migliorare le condizioni di fertilità del suolo: occorre mettere in atto diversi interventi che la cui additività e sinergia producono degli ottimi risultati solo in un lasso di tempo più o meno lungo. Trascorso questo tempo i risultati sono davvero ottimi: si riscontra ad esempio un aumento della biodiversità microbica del suolo e un aumento della capacità di infiltrazione e ritenzione dell’acqua.

 

 4.   “Le emissioni di anidride carbonica sono maggiori nel biologico”

Le maggiori emissioni dovute ad una più ampia superficie necessaria all’agricoltura biologica per produrre la stessa quantità di prodotto della convenzionale riguardano uno scenario ipotetico e non tengono conto del calo di fertilità dei suoli coltivati con tecniche convenzionali. In suoli convenzionali intensivamente fertilizzati con concimi minerali infatti le emissioni per ettaro sono maggiori che in suoli condotti con regime biologico. (Searchinger et al., 2018).

 

 5.    “Il biologico manca di innovazione”

La visione del biologico come sistema ancestrale che manca di innovazione è solo uno stereotipo: la rinuncia alla chimica di sintesi obbliga essa stessa gli agricoltori biologici a trovare soluzioni innovative ed è proprio in queste circostanze che sono stati sviluppati sistemi innovativi quali ad esempio le macchine per il controllo meccanico e termico delle piante infestanti, i bio-pesticidi e i trattamenti fitosanitari con l’ausilio di droni.

 

 6.   “L’agricoltura biologica da sola non è in grado di risolvere il problema della fame nel mondo”

L’agricoltura biologica da sola non è in grado di sopperire alla fame nel mondo, tuttavia potrebbe contribuire alla lotta contro questo triste fenomeno se messa in atto insieme ad altri interventi. Tra questi troviamo la riduzione degli sprechi, la diminuzione dell’uso dei concimi azotati, l’allevamento di animali nutriti con foraggio da pascolo e la riduzione del consumo di carne.

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