Biologico: un trend destinato a continuare

Crescita del consumo dei prodotti biologici, iniziative europee e nazionali e made in Italy: in che direzione sta andando il biologico italiano? Scoprilo con Funky GAL 2

 

Funky GAL 2, alla luce della situazione vissuta negli ultimi mesi a livello globale, ritiene che sia sempre più necessario imprimere un’accelerazione allo sviluppo e alla promozione dell’agricoltura biologica, sostenibile e di prossimità, andando incontro alle tendenze di lungo periodo.

Vediamo quindi la situazione attuale in Italia della cultura del biologico e dell’alimentazione sana e sostenibile.

Grazie agli sviluppi costanti che si sono registrati nel corso degli ultimi decenni, ad oggi il biologico in Italia riveste un ruolo indiscusso sul mercato. 

Le scelte degli italiani lo confermano: una significativa fetta di consumatori, sempre più consapevole e attenta in materia, sceglie di arricchire la propria spesa di prodotti biologici.

Nel 2020 il mercato del bio ha raggiunto i 6,9 miliardi di euro (secondo i dati Nomisma per Osservatorio Sana). L’ammontare complessivo si può ripartire in tre grandi fette: l’export, che vale 2,6 miliardi, le vendite nei supermercati, che coprono 2 miliardi e tutti gli altri canali (dai negozi bio alla vendita diretta) che completano i restanti 2,3 miliardi di euro.

Di anno in anno il consumo di prodotti biologici da parte degli italiani è in crescita costante. Da un’indagine Sinab, Bio in cifre 2020, emerge che gli italiani prediligono il biologico nel fresco (frutta +2,1%, ortaggi +7,2%, uova +9,7%). Anche altre categorie hanno fatto registrare dati positivi: durante il periodo del lockdown, l’acquisto di farine bio è cresciuto del 92%, a dimostrazione del fatto che gli italiani tendono a scelte bio anche nel settore dei prodotti lavorati o semilavorati.

Italia da record

In linea con una crescente domanda di prodotti biologici, aumenta anche la produzione. Nel settore dell’agricoltura bio l’Italia fa registrare numeri da record rispetto agli altri Paesi europei. Dai dati Coldiretti emerge come l’Italia sia il primo paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel settore: 80.643 gli operatori coinvolti (+2%) e 2 milioni di ettari di superficie coltivate a biologico (+2%).

Nel 2019 i campi bio in Italia occupavano il 15,8% della Superficie agricola utilizzata (Sau) a livello nazionale contro il 10,1% della Spagna, il 9,07% della Germania e l’8,06% della Francia.

Biologico Made in Italy

La leadership italiana nel biologico ha stimolato anche lo sviluppo di una normativa più moderna, che sia al passo con i tempi e le esigenze del settore. Lo scorso 20 maggio il Senato ha approvato con modifiche il disegno di legge n.988 “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, che ora è in discussione in commissione.

La nuova normativa prevede la creazione del marchio ‘Biologico italiano’, che sarà di proprietà esclusiva del Ministero delle politiche agricole e potrà essere richiesto su base volontaria. Il marchio contrassegna il prodotto come 100% Made in Italy solo se ottenuto da materia prima nazionale.

Nel biologico c’è infatti un vero e proprio allarme per l’invasione di prodotti biologici da Paesi extracomunitari. I tassi di crescita delle importazioni bio più rilevanti si sono avuti per la categoria di colture industriali, di cereali e per la categoria del caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie.

Il provvedimento prevede anche l’istituzione di piattaforme digitali che forniscano un’informazione seria circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti.

 

Il trend europeo

Nel settore del biologico l’Italia è leader e apripista. Il ddl n.988 e le iniziative di promozione del biologico sono in linea con un trend europeo più ampio. Il Green Deal Ue e il progetto Biodiversità 2030 mirano a promuovere in generale la tutela e il rispetto dell’ambiente. Più nello specifico citiamo il Piano d’azione europeo per il biologico e la strategia Farm to Fork, approvata in pieno lockdown continentale, che destina al biologico il 25% della superficie agricola europea (rispetto alla media attuale dell’8%).

 

 

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