La reintroduzione della coltivazione della canapa

Un nuovo contributo di FIRAB all’interno del progetto Funky Gal 2 e dello Sportello del Biologico del Bio-disretto dell’agricoltura sociale di Bergamo. Vi presentiamo uno studio targato FIRAB e CREA sulle opportunità offerte dalla reintroduzione della canapa in particolare nelle aree mediterranee o soggette ad aridità (un tema sempre più comune anche al nord).

In Italia la canapa (Cannabis sativa) è stata per lungo tempo una delle coltivazioni più diffuse sul territorio nazionale. Nei primi decenni del ‘900 il nostro Paese era addirittura il secondo produttore europeo dopo la Russia.

Il declino avvenne già a partire dal dopoguerra per ragioni di mercato e mancata meccanizzazione dei processi di trasformazione.

Tuttavia questa coltura presenta grandi opportunità, anche grazie alla versatilità dei suoi impieghi che spaziano dall’alimentare al tessile alla cosmesi fino al cartario, ai biocarburanti e alla bioedilizia.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita significativa degli ettari coltivati a canapa, sostenuta dal desiderio di sperimetare nuove strade e diversificare i piani aziendali. Anche dal punto di vista agronomico questa coltura presenta significativi vantaggi, tra cui un’azione benefica sulle caratteristiche del terreno e sul contenimento delle infestanti e una modesta richiesta di irrigazione e fertilizzanti. Anche per queste ragioni la canapa può essere considerata di grande interesse anche per le aziende in regime biologico.

Per approfondire l’articolo firmato FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) e CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria) clicca qui.

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