300 milioni di euro: il Fondo complementare al PNRR investe anche nel biologico

Grazie al Fondo complementare, ora il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinerà risorse anche al biologico italiano.

 

Prosegue il viaggio di Funky GAL 2 tra i differenti piani dedicati al mondo dell’agricoltura biologica.

In seguito all’approvazione definitiva degli emendamenti al decreto legge N.59 del 6 maggio 2021 da parte della Camera, il 30 giugno scorso è stato istituito il Fondo complementare al Pnrr. Nel complesso il Fondo permetterà di stanziare 30 miliardi di euro aggiuntivi alla dotazione europea.

Per il settore del biologico si tratta di una decisione molto importante, in quanto 1,2 miliardi di euro saranno riservati ai contratti di filiera e distrettuali per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo. Di questi, il 25%, ossia 300 milioni di euro, sono destinati esclusivamente alle produzioni biologiche. Il programma è di distribuire tali risorse nell’arco temporale di 5 anni.

La decisione è stata accolta con entusiasmo da parte delle associazioni di settore, tra cui Aiab, AssoBio, Associazione Biodinamica e FederBio. In precedenza queste ultime avevano sollecitato l’attenzione delle parti politiche nei confronti di scelte di sostegno al settore del biologico, sottolineando la necessità di tutelare e valorizzare le filiere Made in Italy.

Il primato italiano nel biologico è indiscusso a livello europeo, sia dal punto di vista della produzione, sia da quello del consumo: le risorse così stanziate potranno andare ad incidere positivamente su una realtà già in crescita e destinata ad esserlo in futuro.

Il settore del biologico rappresenta inoltre una risorsa per tutta l’economia italiana: se valorizzato adeguatamente può divenire un nodo strategico per la transizione verso l’agroecologia, per la crescita dell’occupazione e per il recupero di territori rurali del paese.

I 300 milioni di euro dal Fondo complementare rappresentano un risultato positivo e un ottimo punto di partenza. Ma il lavoro non finisce qui: l’impegno delle associazioni e degli operatori del settore è ora indirizzato verso la richiesta di investimenti in ricerca e innovazione, la spinta alla digitalizzazione e una fiscalità finalizzata ad agevolare le attività, i prodotti e i servizi che hanno un impatto positivo sull’ambiente.

 

 

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