FIRAB insieme a “Funky GAL 2, il primo sportello del biologico”

Uno dei principali obiettivi del neonato progetto “Funky GAL 2, il primo sportello del biologico” è lo sviluppo e la promozione del biologico tra le aziende agricole e gli agricoltori del territorio. La volontà del progetto è proprio quella di rivolgersi, non solo agli agricoltori bio, protagonisti unici dell’innovazione di sviluppo rurale, ma anche ai produttori convenzionali che desiderino aderire al disciplinare di produzione biologica, fornendo loro un supporto per affrontare l’iter di conversione.
Tra le modalità di supporto pensate, oltre ai vari momenti di consulenza, il progetto prevede la redazione, con la collaborazione di FIRAB, di contenuti appositamente pensati circa l’argomento.

La crescita continua dei consumi di prodotti bio, inarrestabile anche durante la pandemia, rende sempre più chiaro che l’utilizzo di pesticidi, oggi, è considerato una modalità di produzione vecchia, in tutte le produzioni agroalimentari. La gente, sensu lato, chiede un rapporto con la terra autentico, rispetto dell’ambiente e della salute: ed i contributi elaborati da Firab, a cadenza quindicinale, pubblicati sul sito del Bio-Distretto, lo confermano e hanno proprio l’obiettivo di essere un valido aiuto teorico per agricoltori e allevatori del territorio verso il biologico e le pratiche agroecologiche ecosostenibili.

Photo by Bee Naturalleson Unsplash

CHI è FIRAB

FIRAB, acronimo di Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica, nasce da un’idea di AIAB, alcuni enti sia pubblici che privati, associazioni e aziende agricole. Il suo obiettivo è quello di “promuovere azioni di sperimentazione, ricerca-azione, scambi farmer-to-farmer e divulgazione e disseminazione tecnica e scientifica”. FIRAB, perciò, rivolge il suo lavoro di ricerca a tutto il mondo del biologico, dell’agroecologia, dell’innovazione partecipata, della promozione sociale e della giustizia ambientale e sociale.

Perchè e come FIRAB partecipa a “Funky GAL 2, il primo sportello del biologico”

Operando nel costruire ponti tra il sistema di ricerca e quello dell’agricoltura biologica e agroecologia, la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e biodinamica FIRAB intende dare un suo contributo allo sportello del biologico ideato dal Bio-Distretto, forti della valenza dell’aspetto ambientale oltreché produttivo della stessa, senza trascurare quello sociale, strettamente coinvolto nel processo produttivo. A cadenza quindicinale, saranno disponibili informazioni, analisi, schede pratiche, manuali, indicazioni e riflessioni, ben articolate e schematizzate, con le quali affrontare al meglio la gestione della “produzione biologica, in un quadro di orientamento delle aziende verso il biologico e le pratiche agroecologiche ecosostenibili, a tutto tondo, che produca anche un vantaggio sia per il sistema di imprese che per la collettività in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale, minimizzando gli impatti o generando benefici netti potenziando la resilienza ecologica e l’efficacia produttiva. FIRAB intende perciò offrire una traiettoria di riferimento per l’insieme degli operatori che intendono migliorare il profilo di sostenibilità dei processi produttivi, stimolare gli attori pubblici e privati a comportamenti più consapevoli nella gestione e tutela del bene comune.

Photo by Markus Spiskeon Unsplash

1° uscita: Periodo di conversione: perché, quando e come attuarlo

Per ottenere la certificazione per l’agricoltura biologica è previsto un periodo di conversione, ovvero un periodo di tempo, molto delicato, che deve passare dall’inserimento nel sistema di controllo e di certificazione biologico, prima che il prodotto possa essere commercializzato a “marchio bio”.

Quali sono i prodotti di cui la legislazione parla in ambito bio?

●     Prodotti agricoli vegetali e sementi
●     Prodotti agricoli animali non trasformati (bovini, equini, ovini, caprini, porcini, volatili, apicoltura). Altri specie animali (come i conigli, le lumache o gli struzzi) sono inseriti a livello nazionale attraverso delle specifiche circolari dei Ministeri dell’Agricoltura
●     Prodotti agricoli trasformati destinati all’alimentazione umana e alimenti per gli animali
●     Lieviti
●     Acquacultura ed alghe marine
●     Vinificazione

Quanto tempo dura il processo di conversione?

Dopo la prima visita, a seguito della quale l’ispettore farà una scrupolosa relazione al “Comitato per la certificazione” del suo OdC, quest’ultimo approverà o meno l’idoneità dell’azienda ad essere ammessa nel sistema di controllo.
Dopo un anno, le produzioni possono essere certificate come “prodotto in conversione all’agricoltura biologica”, per poi essere certificate come “prodotto biologico” o “da agricoltura biologica” una volta superato il periodo di transizione.
Ogni tipologia di prodotto ha proprie tempistiche. Vediamole insieme:

Quanto tempo dura il processo di conversione al bio?

L’iter è sicuramente complesso e lungo. All’interno della scheda in allegato potrete trovare delle prime informazioni circa le motivazioni, le tempistiche e le modalità del processo.

Hai un’azienda e sei interessato al progetto!

Contattaci per scoprire come aderire!

Contattaci
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER